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Giza

Cairo

Visitare il Cairo

Mentre ero con il mio unico e solo compagno di viaggi in vacanza a Sharm-El-Sheik abbiamo fatto una gita di un giorno al Cairo con un gruppo di altri turisti. Non mi ricordo bene il viaggio perché è stato oramai 10 anni fa, ma farò del mio meglio per raccontare tutto!

Dopo diverse ore di viaggio in pullman abbiamo raggiunto il Cairo e mi ricordo di esserne rimasta molto impressionata fin dall’inizio. Appena aperte le porte un’orda di bambini egiziani ha iniziato a chiedere l’elemosina e questo già mi ha ovviamente messo di pessimo umore.

Moschea di Mohamed Ali Giza Moschea di Mohamed Ali Cheope Giza Moschea di Mohamed Ali Giza Giza Moschea di Mohamed Ali Moschea di Mohamed Ali Cairo Moschea di Mohamed Ali Cairo Cairo Moschea di Mohamed Ali Giza Giza Giza Giza

La nostra prima tappa con il tour è stata la Moschea di Mohamed Ali, sicuramente la più bella della città e da cui nelle giornate di sole si piò vedere tutta la spianata di Giza. In seguito abbiamo fatto un giro nella Città Vecchia di cui però devo essere sincera non ricordo molto.

Poi con sempre il pullman ci siamo diretti verso la Necropoli di Giza che comprende le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino e la sfinge. Quello che però mi ha davvero scioccato, forse perché era la prima volta che mi affacciavo su realtà di questo tipo, è la città dei morti viventi del Cairo dove vivono circa 1 milione di egiziani: credo che sia una delle storie che mi ha più scioccato fra quelle sentite. Al-Qarāfa dal suo nome arabo è un antico cimitero musulmano, ancora in uso, caratterizzato dalla convivenza tra i vivi e i defunti. Il cimitero cairota si estende per circa una decina di km e amministrativamente è suddiviso in più quartieri, di cui alcuni completamente urbanizzati dove le tombe sono ridotte a dei cortiletti tra i palazzi, altri invece semi-urbanizzati in un intreccio tra tombe ed edifici privati e pubblici, infine altri ancora costituiti solo da una distesa di spiazzi funerari, a volte occupati e gli alloggi pertinenti ristrutturati in dimore permanenti o sedi d’attività che richiedono spazi aperti.

Ci siamo solo passati con il pullman e poi siamo finalmente arrivati a Giza: nota negativa che mi ha davvero lasciato l’amaro in bocca è che io nella mia testa immaginavo le piramidi sperse nel deserto, invece sorgono a 100 metri dalle case… vero che l’uomo rovina proprio tutto. All’interno di Giza al Cairo si trovano quindi la Piramide di Cheope o Grande Piramide – l’unica tra le sette meraviglie del mondo antico che sia giunta sino ai giorni nostri- la Piramide di Chefren, la Piramide di Micerino e la Sfinge, attorniate da altri piccoli edifici, noti come Piramidi delle Regine, templi funerarirampe processionalitempli a valle e cimiteri di varie epoche. È veramente un sito spettacolare.

L’ultimo step del nostro viaggio è stato il Museo delle Antichità Egizie dove abbiamo visto il tesoro di Tutankhamoun e la sala delle mummie… me lo ricordo molto poco, ma era stato molto bello.

Io sono andata al Cairo quando ancora non c’erano attenti e l’Isis era solo un’invenzione dei film di spionaggio, ma già allora a me ha fatto paura. Militari armati in giro per strada, uomini che ti fissano in modo strano, donne coperte in volto… non è il mio mondo e soprattutto faccio parte di quel gruppo di persone che girando diventa più intollerante o solamente meno buonista. Perché bisogna per forza dire che il diverso è migliore o bello?! Per me non lo è… ‘mogli e buoi dei paesi tuoi’ credo sia un detto saggio. Io più viaggio e più ringrazio dio di avermi fatto nascere in Europa. Lo stesso sentimento lo avrei provato anni dopo in vacanza in Indonesia.

Antelope Canyon

I parchi naturali intorno a Las Vegas

In questa parte mi dedicherò a raccontare una parte della vacanza diversa rispetto agli ambienti caotici e angusti delle città americane: i parchi naturali.
Intorno a Las Vegas ci sono tantissimi parchi naturali meravigliosi e famosi, tutti a circa un’ora di distanza dalla città o poco più.

In generale sono 3 i consigli che mi sento di dare:

-tenere presente che il fuso orario cambia da parco a parco (gli indiani decidono infatti indipendentemente che fuso seguire)
– se bevete, ricordate che nelle riserve non è permesso acquistare alcolici
– spesso intorno e nei parchi ci sono tantissimi alberghi non segnalati su internet, che al momento costano meno. È anche vero che se per qualche motivo non ci dovesse essere posto, diventa poi difficile valutare dove accamparsi.
-nella maggior pare dei parchi bisogna pagare una tassa di ingresso. Esistono però delle tessere cumulative che permettono di entrare in un tot di parchi e così risparmiare sul totale.

Monument Valley Monument Valley Lake Powell Antelope Canyon Antelope Canyon Antelope Canyon Monument Valley Antelope Canyon Antelope Canyon Brice Canyon Grand Canyon Lake Powell Grand Canyon Antelope Canyon Horeshoe Bend Monument Valley Grand Canyon Monument Valley Grand Canyon Brice Canyon Brice Canyon Lake Powell Horeshoe Bend Antelope Canyon Brice Canyon Lake Powell

Visitare il Brice Canyon

A poco più di un’ora c’è il bellissimo parco naturale del Brice Canyon. Questo può essere un buon link in cui iniziare a pianificare il viaggio: https://utah.com/bryce-canyon-national-park

Al di la della descrizione tecnica del Canyon il mio più grande suggerimento è: tenete presente che è alto e che FA FREDDO!!! Noi abbiamo trovato grandine e 11 gradi…giusto per saperlo!
Noi abbiamo soggiornato al https://www.redlion.com/tropic?

Visitare l’Antilope Canyon- Utha

A poco più di un’ora dal Brice Canyon ci aspettava il parco più bello di tutti e indubbiamente la tappa che ha valso tutta la vacanza: l’Antilope Canyon nella zona della cittadina di Page.
Sono 3 le cose da vedere in questo parco naturale che meritano tassativamente una visita:

-Antilope Canyon nella riserva dei Navajo- Arizona

La visita va prenotata il prima possibile a questo link: https://navajotours.com/ e ricordatevi sempre del fuso orario! Il sito si trova molto vicino alla città di Page dove si può facilmente trovare un motel in cui pernottare. Noi abbiamo dormito qui: http://www.thepageboymotel.com/

-Lago Powell

Situato a 15 minuti da Page anche il Lago Powell, seppur non da mozzare il fiato come il Canyon, sicuramente non vi deluderà. Intorno a questo grosso bacino idrico troverete il centro informazioni a cui rivolgervi.

-Horseshore Bend

Ci sono poche parole per descrivere la bellezza di questa roccia scavata dove si intrufola prepotente il Colorado, bisogna solo vederlo.

Visitare la Monument Valley – Al confine tra Utha e Arizona

Non credo che ci sia bisogno di molto presentazioni per questo stupendo parco. All’interno troverete il centro informazioni e il consiglio è di girarlo con la macchina e non fare le costose escursioni che propongono.
Abbiamo dormito qui http://www.wetherill-inn.com/

Visitare Grand Canyon

Per evitare di spendere troppo abbiamo cercato un dove dormire a circa un’ora dal parco naturale, nella città di lake Montezuma: http://www.beavercreekinnaz.com/
Tra i parchi naturali devo dire che questo è stato quello che mi ha deluso sicuramente di più. Probabilmente è molto più bello fatto dall’aereo, mentre con il pullman turistico, come fatto da noi è un po’ deludente.

Las Vegas

Las Vegas e Death Valley

Purtroppo a causa dell’itinerario serrato non abbiamo potuto fermarci di più e l’indomani ci siamo infilati nuovamente in macchina per raggiungere in 8 ore il paesino di Mammuth Lake. Per arrivare a questa tappa abbiamo dovuto guidare attraverso lo Yosemite Park, lungo la Sierra Nevada, per tutto il giorno e non siamo nemmeno riusciti a fermarci molto per ammirare il paesaggio. Quanto a Mammuth Lake è una località amata molto anche dalle star di Holliwood, ma la verità è che siamo rimasti solo per dormire e non abbiamo potuto vedere molto!

Dopo esserci riposati a Mammuth Lake abbiamo ripreso il nostro viaggio attraverso California e Nevada per raggiungere Las Vegas!!!

Las Vegas Death Valley Death Valley Death Valley Death Valley Death Valley Death Valley Death Valley Death Valley Las Vegas Las Vegas Death Valley Las Vegas Las Vegas Death Valley Death Valley Las Vegas Las Vegas

In mezzo al nulla del deserto, come nell’outback australiano, non posso negare che ci siamo persi più di una volta, nonostante ci fossero 2 strade e rotonde alla distanza di 100 km l’una dall’altra. Voglio raccontare un aneddoto successo proprio in mezzo alla sabbia rovente e all’asfalto infuocato: continuavamo a girare in tondo senza riuscire a trovare la strada giusta, quando in preda alla disperazione, come un’ oasi nel deserto compare una casa. Un po’ titubanti io ed elisa scendiamo dalla macchina per entrare a chiedere informazioni: si apre la porta e vediamo 4 signori (3 uomini e 1 donna) seduti intorno al tavolo a fare credo colazione, nonostante fossero le 11.30 del mattino.  Sembrava la scena di Alice nel Paese delle Meraviglie in cui sono tutti riuniti intorno al tavolo del Cappellaio Matto. “Dovete andare dritti per 60 km e incontrerete la strada principale…volete un the?” … ecco la risposta alla nostra supplica di aiuto.

Vorrei far notare che per arrivare a Las Vegas siamo ovviamente passati per la rovente Death Valley…peccato che abbiamo beccato uno dei due giorni all’anno in cui piove. In effetti non posso dire che facesse così tanto caldo, non più di 35 gradi per lo meno. E così, un po’ bagnati, siamo passati per il punto più basso del mondo e poi dritti a Las Vegas dove nel mentre avevano attivato l’allerta tifoni.

Las Vegas sembra un grande e pacchiano parco giochi dove si affollano turisti e disagiati sociali. Il nostro albergo si chiamava Excalibur ed era davvero gigantesco, tutto rigorosamente in tema La Spada nella Roccia. Di fianco a noi si stagliava la Tour Eiffelle e la Statua della libertà. Purtroppo essendo così tirati con le tappe, anche questa volta non ci ha permesso di fare molta vita notturna e dopo un breve giro lungo la Strip siamo tornati nel nostro castello ad incontrare Morfeo.

San Francisco

Visitare San Francisco

La mattina ci siamo alzati sempre presto, costante della vacanza, e ci siamo diretti a nord verso San Francisco facendo tappa nella città di Santa Barbara, raggiunta dopo circa due ore di macchina. Anche qui il vento era freddo e non permetteva di restare in spiaggia senza felpa, nonostante il sole ci bruciacchiasse la pelle. Abbiamo trascorso qui un’oretta e siamo poi andati a mangiare in un fish and chips sul molo. Ci siamo poi rimessi in macchina e in altre 4 ore abbiamo raggiunto la nostra seconda tappa, Monterey, incrociando anche una delle più importanti aste per macchine d’epoca degli Stati Uniti, e il circuito di Laguna Seca. Questa tappa ci è servita solo per spezzare il viaggio e la mattina seguente, in un paio d’ore abbiamo raggiunto il nostro motel a San Francisco ….

Yosemite Park Santa Barbara San Francisco San Francisco Yosemite Park San Francisco San Francisco San Francisco San Francisco Santa Barbara Yosemite Park San Francisco San Francisco Yosemite Park San Francisco San Francisco Santa Barbara San Francisco San Francisco San Francisco San Francisco Yosemite Park San Francisco San Francisco San Francisco

Anche qui l’albergo era pulito e in una zona centrale, ma in una via in cui il disagio sociale galoppa. In pieno giorno infatti c’erano molti barboni con i  carrelli della spesa che frugavano nell’immondizia, pazzi che urlavano e zaffate di marijuana. In pieno centro a San Francisco abbiamo visto un tipo di colore uscire dalla metro con un carrello con una piantina di marijuana di un metro.

Cosa vedere a San Francisco in due giorni?

Abbiamo fatto un giro per il centro e poi ci siamo recati a Powell street a prendere il classico tram (cable cars) che si vede a San Francisco e che attraverso le sue colline porta alla zona del molo (Fisherman’s Wharf) e alla celeberrima Lombard Street. Ci sono due linee di questo tram che fanno percorsi leggermente diversi e solo uno porta in questa via fermandosi esattamente di fronte. Da Lombard Street, rigorosamente a piedi, abbiamo attraversato la città visitando China Town, la ricca zona di Russian Hill e la sorprendente ed imponente zona della Down Town. La sera, con un taxi siamo andati al pier 23 dove ci sono dei deliziosi dei ristoranti dove si può gustare uno dei piatti locali: il granchio.

Il secondo giorno, sempre con un cielo plumbeo e l’aria fredda che sferzava, abbiamo preso un taxi e ci siamo fatti portare nuovamente alla zona del porto per prendere il traghetto che ci avrebbe condotto ad Alcatraz. Il consiglio, per essere sicuri di poterci arrivare è quello di prenotare per tempo. Ci abbiamo impiegato circa 15 minuti per sbarcare sulla isola-prigione più famosa del mondo!!! La visita ha preso circa 3 ore ed è stata molto interessante, siamo entrati nella struttura e abbiamo potuto vedere le celle dei prigionieri. La curiosità è che pare non fosse un carcere così terribile come vogliano la maggior parte delle leggende…
Nel pomeriggio, con non poca fatica nel trovare i mezzi giusti e con un tempo che peggiorava sempre di più, abbiamo raggiunto il Golden Gate Bridge, ma abbiamo rinunciato causa meteo a visitare Sausalito ☹

Sul fare della sera ci siamo fermati nella zona Italiana per mangiare e devo dire che ne siamo rimasti molto soddisfatti. Il panico è stato all’inizio per trovare un locale che fosse libero…credo avremo girato tipo 20 ristoranti prima di trovarne uno libero!

Purtroppo a causa dell’itinerario serrato non abbiamo potuto fermarci di più e l’indomani ci siamo infilati nuovamente in macchina per raggiungere in 8 ore il paesino di Mammuth Lake. Per arrivare a questa tappa abbiamo dovuto guidare attraverso lo Yosemite Park, lungo la Sierra Nevada, per tutto il giorno e non siamo nemmeno riusciti a fermarci molto per ammirare il paesaggio. Quanto a Mammuth Lake è una località amata molto anche dalle star di Holliwood, ma la verità è che siamo rimasti solo per dormire e non abbiamo potuto vedere molto!

Sharm el Sheikh

Sharm el Sheikh

E così devo ammettere che la mia prima visita al continente africano è stata tipicamente in una meta così turistica come Sharm el-Sheikh!

Siamo rimasti per una settimana in un villaggio turistico a prendere il sole e fare snorkeling tutta la settimana ad eccezione di un giorno in cui abbiamo visitato la città del Cairo.

Devo dire che il reef che ho visto nel villaggio turistico di Sharm el-Sheikh è stato molto bello: un sacco di pesci colorati, coralli, tartarughe e delfini! Devo dire che non aveva nulla da invidiare al reef delle Maldive e sicuramente nettamente più bello di quello delle Whitsunday Island.

  • Sharm El Sheikh

Un giorno siamo andati a fare un giro in jeep per il deserto e sono anche salita su un cammello: quel giorno, complice qualcosa che avevo mangiato e mi aveva fatto male, mi sono svegliata alle 6 per la gita che già stavo male.
Mi veniva da vomitare e avevo mal di pancia, nonostante questo sono montata su un cammello e credo di avere preso una jeep che saltellava fra le dune del deserto: durante tutto questo arco temporale, un po’ come in Nuova Zelanda, il mio pensiero è stato che volevo solo vomitare. A fine mattinata siamo arrivati in un baretto sulla costa per fare snorkeling e la guida locale, una volta accertatosi che non fossi incinta, mi ha dato un the caldo dicendomi ‘o vomiti o ti passa’. Molto perplessa ho fatto un sorto e … cavolo sono corsa in bagno, ma poi sono stata bene!

Una sera siamo andati a fare un giro per Sharm el-Sheikh, da bravi turisti e devo dire che non mi è dispiaciuta: un sacco di baretti, inglesi ubriachi e souvenir di cui ho ovviamente fatto incetta!

Come ottenere il visto

Su questa prima pagina vorrei mettere dei link utili per quanti, come me 4 anni fa, volessero ora fare in Australia un’esperienza di vita. Il link qui allegato manda al sito dell’immigrazione australiana dove troverete una carrellata dei tipi di visto per l’australia. Working Holiday Visa: il visto lavorativo dura un anno. Dopodiché lo si può […]

Great Ocean Road

Great Ocean Road: i viaggi intorno a Melbourne

La Great Ocean Road e i Gramphians, nel sud del Victoria, sono una meta imperdibile per chi decide di visitare il sud dell’Australia!

Questo mini-viaggetto o weekend lungo è stata una delle mie prime avventurine in giro per il nuovo continente.

Il viaggio nel sud del Victoria in se non ha proposto particolari avventure o momenti difficili, se non il guidare dall’altro lato e convivere  con i miei, poco simpatici compagni di viaggio.

Siamo partiti in macchina da Melbourne diretti a sud-ovest per andare a vedere uno degli spettacoli più belli  che abbia visto: i 12 apostoli all’interno del Port Campbell National Park.

Durante la prima notte trascorsa nell’umido sud del Victoria se non sbaglio abbiamo dormito a Ballarat…una città rurale di cui non mi ricordo molto, se non  che la sera io e G siamo andati in uno dei classici pub dell’entroterra australiano per una birra e li abbiamo dormito.

  • Gramphians
    Il nostro ostello ai Gramphians

Il giorno dopo ci siamo fermati a fare una piccola sosta, di un giorno, all’interno del Grampians National Park, comunemente chiamato solo Gramphians in  ‘onore’ delle montagne scozzesi del ricercatore, appunto scozzese, che le ha scoperte.
I Gramphians, nel sud del Victoria, mi hanno offerto dei punti panoramici molto interessanti come quello soprannominato ‘The balconies‘ o ‘Bocca della Morte’, il ‘Baroka Peak‘, da cui si ha una visione a tutto tondo del parco nazionale, e anche le mie prime cascate le MacKenzie Falls.

Abbiamo soggiornato al Grampians Eco YHA, al centro del parco nazionale: molto carino!
E qui ho avuto la mia prima esperienza face to face con dei piccoli canguri o wallaby!

E poi il giorno seguente ci siamo diretti, attraverso il freddo paesaggio di luglio del Victoria, verso i 12 Apostoli, sulla Great Ocean Road: come dicevo prima, che meraviglia! Non ho molto da raccontare … vorrei che le mie foto parlassero da sole! I 12 Apostoli (in realtà 8 tra crolli e leggenda) sono così chiamati perché 12 sono le rocce che costeggiano solitarie la costa!

La cosa più bella di Kuta, e in generale di Bali, sono le onde: ottime per gli aspiranti surfisti perché ne troppo alte, né troppo basse.

  • kuta
    Benvenuti a Kuta|

Dunque dunque… una nota di colore: prima di partire per l’Indonesia, dall’alto della mia profonda ignoranza, credevo che Bali fosse una località, tipo una città sul mare…quindi è stato con sommo stupore che ho appreso invece che è un’isola con un proprio capoluogo, Denpasar.

Per visitare Bali la partenza da Kuta è sicuramente la scelta ottimale. Kuta è il centro turistico dell’isola, dove veramente ci sono un sacco di belle spiagge dove fare surf con un sacco di surfisti….praticamente ci sono solo bianchi!!! (Moltissimi australiani perché Bali resta uno dei posti più veloci ed economici da raggiungere dalla terra dei canguri)
La discoteca principale di Kuta è anche quella dove qualche anno fa avevano fatto un attentato facendola saltare; infatti adesso, di fronte al club c’è un enorme targa commemorativa con tutti i ragazzi che erano morti nell’attentato.

Appena arrivate a Kuta ci siamo accorte che tutte le macchine e motorini dell’isola erano agghindati con i loro doni…il nostro autista ci ha spiegato che in quei giorni cadeva la festa ‘dello spirito’ delle macchine e che si sarebbe anche celebrata una messa!

Abbiamo soggiornato a: Tanaya Bed&Breakfast. Ora, rispetto agli altri alberghi in cui siamo state e in proporzione al prezzo pagato, questo era il più caro e il più bruttino… le stanze anche molto piccole, quasi claustrofobiche, però è anche una regola non scritta che ‘più un posto è turistico, più ci marciano’.

I paesi/città centro della vita dell’isola, e percorribili dal primo all’ultimo a piedi in 20 minuti, sono Legian (dove eravamo noi), KutaSeminyak (che pare sia un po’ più d’élite).

La cosa più bella di Kuta, e in generale di Bali, sono le onde: ottime per gli aspiranti surfisti perché ne troppo alte, né troppo basse.

  • kuta
    Benvenuti a Kuta|

Dunque dunque… una nota di colore: prima di partire per l’Indonesia, dall’alto della mia profonda ignoranza, credevo che Bali fosse una località, tipo una città sul mare…quindi è stato con sommo stupore che ho appreso invece che è un’isola con un proprio capoluogo, Denpasar.

Per visitare Bali la partenza da Kuta è sicuramente la scelta ottimale. Kuta è il centro turistico dell’isola, dove veramente ci sono un sacco di belle spiagge dove fare surf con un sacco di surfisti….praticamente ci sono solo bianchi!!! (Moltissimi australiani perché Bali resta uno dei posti più veloci ed economici da raggiungere dalla terra dei canguri)
La discoteca principale di Kuta è anche quella dove qualche anno fa avevano fatto un attentato facendola saltare; infatti adesso, di fronte al club c’è un enorme targa commemorativa con tutti i ragazzi che erano morti nell’attentato.

Appena arrivate a Kuta ci siamo accorte che tutte le macchine e motorini dell’isola erano agghindati con i loro doni…il nostro autista ci ha spiegato che in quei giorni cadeva la festa ‘dello spirito’ delle macchine e che si sarebbe anche celebrata una messa!

Abbiamo soggiornato a: Tanaya Bed&Breakfast. Ora, rispetto agli altri alberghi in cui siamo state e in proporzione al prezzo pagato, questo era il più caro e il più bruttino… le stanze anche molto piccole, quasi claustrofobiche, però è anche una regola non scritta che ‘più un posto è turistico, più ci marciano’.

I paesi/città centro della vita dell’isola, e percorribili dal primo all’ultimo a piedi in 20 minuti, sono Legian (dove eravamo noi), KutaSeminyak (che pare sia un po’ più d’élite).

La cosa più bella di Kuta, e in generale di Bali, sono le onde: ottime per gli aspiranti surfisti perché ne troppo alte, né troppo basse.

  • kuta
    Benvenuti a Kuta|

Dunque dunque… una nota di colore: prima di partire per l’Indonesia, dall’alto della mia profonda ignoranza, credevo che Bali fosse una località, tipo una città sul mare…quindi è stato con sommo stupore che ho appreso invece che è un’isola con un proprio capoluogo, Denpasar.

Per visitare Bali la partenza da Kuta è sicuramente la scelta ottimale. Kuta è il centro turistico dell’isola, dove veramente ci sono un sacco di belle spiagge dove fare surf con un sacco di surfisti….praticamente ci sono solo bianchi!!! (Moltissimi australiani perché Bali resta uno dei posti più veloci ed economici da raggiungere dalla terra dei canguri)
La discoteca principale di Kuta è anche quella dove qualche anno fa avevano fatto un attentato facendola saltare; infatti adesso, di fronte al club c’è un enorme targa commemorativa con tutti i ragazzi che erano morti nell’attentato.

Appena arrivate a Kuta ci siamo accorte che tutte le macchine e motorini dell’isola erano agghindati con i loro doni…il nostro autista ci ha spiegato che in quei giorni cadeva la festa ‘dello spirito’ delle macchine e che si sarebbe anche celebrata una messa!

Abbiamo soggiornato a: Tanaya Bed&Breakfast. Ora, rispetto agli altri alberghi in cui siamo state e in proporzione al prezzo pagato, questo era il più caro e il più bruttino… le stanze anche molto piccole, quasi claustrofobiche, però è anche una regola non scritta che ‘più un posto è turistico, più ci marciano’.

I paesi/città centro della vita dell’isola, e percorribili dal primo all’ultimo a piedi in 20 minuti, sono Legian (dove eravamo noi), KutaSeminyak (che pare sia un po’ più d’élite).

Il Wilson Promontory, che si trova nelle Gippsland, nel sud del Victoria, ci ha offerto una gita fuori porta a qualche ora da Melbourne!

  • Wilson Promontory

Abbiamo noleggiato la nostra ‘bomb’, termine con cui gli australiani indicano le macchine scassate che costa poco e siamo partiti.
Da City Road ci siamo diretti con la nostra macchinina verso sud est, per dirigerci al parco nazionale che la guida consigliava vivamente: il Wilson Promontory National Park, nella regione di Gippsland.

Non ho particolari ricordi sulla visita al Wilson Promontory…credo di averci impiegato un 3-4 ore ad arrivarci e poi abbiamo fatto un giro per il parco nazionale in una bella giornata di sole!
I punti panoramici sono diversi e devo dire molto molto carini…forse i due ricordi più interessanti sono stati
-all’ingresso del parco nazionale del Wilson Promontory la storia sui pellicani. Sì, perché  sulla spiaggia all’ingresso ci sono un sacco di pellicani e il vecchio del bar sulla spiaggia ci ha raccontato che tutte le mattine alle 11 in punto (considerando anche i cambi da ora solare a ora legale) uno stormo di pellicani si presenta per reclamare il pane che lui gli lascia.
E’ stata una bella storia che ancora una volta mi colpisce…chissà come fanno a sapere sempre esattamente che ora è…non riuscirò mai a spiegarmelo!

-quando, attraversando il Wilson Promontory, siamo arrivati all’oceano e ho visto per la prima volta un esempio di pesca nel mare…non so come si chiami in Italiano! So solo che c’era questo pescatore con degli stivaloni impermeabili, che gli arrivavano fino a metà gamba, immerso nelle onde dell’oceano che pescava…posso dire ‘che sbatti?’ :)

In ogni caso una visita al Wilson Promontory, come piccola gita fuori porta, è stato promosso!

Il Winery Tour, nella Yarra Valley, è stata una delle gite fuori porta più carina che io abbia mai fatto nella mi vita…o almeno la più allegra!

Forse non tutti sanno che…
la tradizione vinicola in Australia è molto forte!…almeno io lo ignoravo completamente.

L’Australia infatti conta più di 2400 aziende vinicole distribuite nelle 65 regioni del territorio nazionale. Vengono prodotti oltre 100 varietà diverse di uva e ogni giorno nel mondo vengono consumati più di 30 milioni di bicchieri di vini australiani. Inoltre, l’Australia è la patria di alcuni dei vini più antichi del mondo, risalenti agli anni ’50 del XIX secolo.

In particolare non si può andare via dalla Yarra Valley senza aver fatto tappa in una delle numerose aziende vinicole disseminate nel territorio. Grazie al fiume omonimo, che scorre in questa regione, la Yarra Valley ha il clima ideale per la crescita delle migliori uve da cui vengono prodotti ottimi bianchi e Cabernet. In febbraio la zona è ricca di turisti e lavoratori stagionali che riempiono le campagne circostanti le città.

[cincopa A0KA3d7h2p1W]

E la mia esperienza nella Yarra Valley è stata molto carina! Ci sono andata con due amiche E (che era venuta a trovarmi per l’estate) e G (che ho conosciuto li e con cui l’amicizia è continuata anche tornata nella grigia Milano) e abbiamo bevuto un sacco!
Siamo partite con un tour guidato facendo il ‘classico’ giro delle cantine, immerse nelle verdi colline della Yarra Valley, (avevo prenotato la gita in centro a Melbourne) e lo consiglio! Abbiamo bevuto e anche mangiato molto bene!

I vini australiani per me sono molto buoni!
Nell’anno che abbiamo vissuti in City Road, a causa delle ristrettezze economiche cercavamo di mangiare insalate e cose poco costose in generale, ma una o due volte a settimana ci coccolavamo concedendoci una cenetta ‘tutta speciale’ composta da:
-carne di canguro, che è molto buona (una carne rossa)
-il mio tanto caro ‘Garlic Bread’
-e una bottiglia di Merlot comprata al 7-Eleven sotto casa!

Whitsunday Islands

Queensland: Whitsunday Islands e Brisbane

Il Queensland è stata la regione che più mi è piaciuta dell’Australia ed è stato anche il primo vero viaggio per questo bellissimo continente!

Abbiamo preso l’aereo da Melbourne e circa in 4 ore siamo sbarcati a Mackay, al caldo aggiungerei. E poi da li abbiamo noleggiato una macchina con cui abbiamo percorso in 5 giorni più di 10.00 km giù fino a Surfer Paradise, nel tentativo disperato di vedere il più possibile.

Una delle cose che mi ha fatto più ridere è che quando abbiamo noleggiato la macchina il tipo del noleggio ci fa ‘Guardate che la macchina non è assicurata per la caduta di noci di cocco…quindi non parcheggiate sotto!’ … mi ricordo che non abbiamo osato dire nulla…

E poi ovviamente devo spendere due parole sulle meduse!
Appena arrivati in Queensland ci hanno informato che non si poteva fare il bagno in mare e che nonostante spiagge sterminate e meravigliose dovevamo andare in piscina.
Come avevo già raccontato la medusa australiana è la peggiore e più mortale: i sopravvissuti parlano di dolori che nemmeno la morfina ha saputo sedare e di escoriazioni che non se ne sono più andate. Addirittura in spiaggia ci sono dei mega cartelli su come soccorrere una persona nel caso di scontro con una medusa…tipo come RIANIMARLO e come mettere l’aceto sulla ferita.

Addirittura più al nord del Queensland inseriscono dei mega gabbioni in acqua, in cui si può andare per fare il bagno in sicurezza!!! Oppure, come è capitato a noi, ti fanno indossare una muta…e con 40 gradi, assicuro che non è piacevole.
Mackay di per se non ha nulla di particolare e l’abbiamo usato solo come punto di partenza per il nostro viaggio sulla costa est.
Abbiamo soggiornato in un ostello molto carino e il giorno dopo siamo partiti alla volta delle Whitsunday Island.

Nonostante io parli bene l’inglese la mia prima domanda è stata: ‘ma che nome è Whitsunday Islands?’… la guida poi ci ha spiegato l’origine di questo bizzarro nome, che nemmeno gli australiani, spesso, sanno  cosa significa.

  • Airlie Beach
    Il paesino di Airlie Beach

L’origine del nome Whitsunday risale al capitano Cook e alle sue scoperte: il giorno che capitò su queste isole era il giorno della Pentecoste e diede il nome alle isole in onore di questo evento. Whitsunday significa proprio Pentecoste!
Solo più avanti si scoprì che ovviamente il povero Cook non aveva considerato il fuso e che quindi quello non era il giorno della Pentecoste :(

Da Airlie Beach abbiamo preso, con un tour guidato di un giorno, una barchetta e ci siamo diretti con un gruppo di altri turisti verso una delle tante isole che compongono le Whitsunday Islands.
Abbiamo dovuto fare il bagno con la  muta, cosa che ribadisco, non è piacevole con il caldo che fa fuori.

Molto molto belle, ma… dalle foto sembrava un panorama nettamente migliore: è molto vicino a un paradiso tropicale! Mare azzurro, spiagge bianche e cristalline, palme e … piccoli elicotteri parcheggiati sulla spiaggia!

Abbiamo soggiornato in un ostello molto carino ad Arlie Beach

E poi da Airlie Beach giù per altri 508 km con meta Emerald: il Queensland mi è piaciuto molto in quanto è stato il primo vero viaggio che ho ‘affrontato’ in Australia, quindi tutto era nuovo e incredibilmente eccitante.

  • Duringa-Emerald
    In viaggio verso l'outback

Guidare per 6 ore attraverso il Queensland e non poter nemmeno dire di essere arrivati vicino all’inizio dell’outback australiano: FATTO. Abbiamo guidato, alternandoci per ore e ore sotto un sole cuocente e una terra che andava a fuoco, senza trovare lo straccio di una casa, una persona o un posto dove fermarci a riposare! Il caldo alle volte era così insopportabile che mi si chiudevano gli occhi mentre guidavo…cosa che non mi era mai capitata prima! E poi ad un certo punto…qualche albero…fino ad arrivare a Lake Maraboon, che se vi capita di passare vi consiglio di vedere. E poi, finalmente, ecco Emerald, famosa per le vicine miniere di pietre preziose.

Emerald, all’inizio dell’ outback australiano: un mondo da visitare abbiamo dormito in quelle piccole casette in legno in  mezzo alla natura…molto carino! Appena arrivata alzando la tavoletta del water mi ricordo di aver visto una cosa verde, tipo deodorante, appiccicata al lato dello scarico. Mi sono avvicinata per capire meglio che forma avesse…quando il deodorante verde inizia gracchiare e a muoversi…cazzo una rana! Ho urlato e ho chiuso di getto il water, indecisa sul da farsi.
Ho chiamato il mio compagno di viaggi chiedendogli di aprire il water..lo ha fatto,ha  urlato e ha richiuso…con la coda fra le gambe e un po’ feriti nell’orgoglio di chi si sente una persona di mondo, siamo andati alla reception per chiedere aiuto…la proprietaria ci ha seguiti in stanza e con un colpo di mano ha afferrato la rana e l’ha ributta nel laghetto!

EmeraldQueensland, abbiamo soggiornato al Nogoa Caravan Park spendendo circa 15 auro a testa: non è certo un gran hotel, ma se ci si sa accontentare è un buon compresso fra costo e qualità :)

La parte più divertente della serata trascorsa a Emerald, nel Queensland, è stata il momento dell’incontro con i local.
Ci hanno raccontato una buffa storia su un giorno in cui un’alluvione aveva bloccato tutto il paese.
Cit ‘ci portavano i viveri con gli elicotteri….fanculo, a me non me ne frega nulla…basta che non si siano dimenticati la piscia’
Che cos’è la piscia, per voi?

Rockhampton, Queensland è una cittadina in stile cowboy che vanta l’essere circondata da spiagge e in generale un panorama mozzafiato!

  • Tropico del capricorno
    Il vero tropico del capricorno passa a 2 km da RockHampton

Abbiamo guidato per 3 ore sotto un sole battente e un caldo torrido per km e km di strade deserte e desolate…e per la prima volta ho capito davvero cosa si intende per ‘NULLA’. Si…se mi chiedessero ‘cosa hai visto che di più ti ha colpito in Queensland?’ … la risposta sarebbe proprio ‘il nulla’. E nella mia vita, questo nulla, non mi è mai capitato di rincontrarlo ancora così forte e prepotente, se non in Islanda… o forse non mi ha mai più colpito come la prima volta.

Siamo passati per paesini minuscoli e sperduti, con solo un’autostrada torrida che sfregia va una terra rossa e assetata: la Capricorn Highway.
Abbiamo visto Duaringa, le miniere di carbone e il minuscolo paesino di Dingo con le sue segherie, con appunto un Dingo come statua e Black Water!

E poi finalmente sulla costa, dove il fiume Fitzroy riporta in vita una terra morta e arida per dare origine ad una natura esplosiva…o almeno questo era quello che mi sembrava dopo giorni di deserto.

RockHampton mi è piaciuta molto….è una cittadina graziosa e a misura d’uomo…nello stile cowboy che a me piace tantissimo. Purtroppo non siamo riusciti a vedere il rodeo perché non siamo capitati nella giornata giusta …in compenso la sera ci siamo rifatti dalla delusione andando a mangiare una bisteccona enorme!

A Rockhampton ho fatto la classica foto da turisti con il cartello ‘Stai attraversando il tropico del capricorno’: per la precisione il tropico non passa proprio li, ma lo hanno ‘spostato’ di qualche km per la gioia dei turisti come noi!

Abbiamo soggiornato al YHA Getaway

Sempre in giornata abbiamo fatto un giro intorno alla zona, lungo la Capricorn Coast: siamo stati nella zona di Yeppon dove posso davvero dire di aver visto alcune delle più belle spiagge in cui ho avuto l’onore di passeggiare e il fantastico paesino di Emu Park, dove avevo deciso di trasferirmi, stregata dall’incanto e dalla pace bucolica che mi pervadeva. Avevo un sogno.

Da Rockhampton verso Maribourugh

E poi altri 390 km verso la costa, lungo la Capricorn Coast
Lungo questo tragitto abbiamo fatto diversi stop: Bundaberg, Gladstone (famosa per il suo porto) e Hervey Bay (dove abbiamo fatto un giro lungo la spiaggia). E a fine giornata siamo appunto arrivati a Marybourugh. Qui abbiamo dormito in un motel senza arte ne parte, sul lato di una strada, e senza finestre…abbastanza inquietante in effetti.
Diciamo però che nessun maniaco ci ha molestato e questo è stato un successo.

Da Maribourugh a Brisbane

  • Rainbow Beach
    Verso Rainbow Beach

Attraverso la Sushine Coast siamo arrivati a Rainbow Beach, come primo stop.
La cosa che mi ha colpito di più è stata che la vegetazione qui è  completamente diversa…quasi pluviale ed estremamente verde. La spiaggia è molto graziosa e il paesino piccolo, ma è stata una piacevole sosta!

Dopo 138km ci siamo fermati nella cittadina di Noosa, che la guida segnava come ‘da vedere’. Il posto non è male…è molto turistico, cosa non così scontata da incontrare in Australia! Però non c’è nulla di speciale da vedere…Qui, se non ricordo male inizia la Sunshine Coast.

Nel nostro tragitto, con destinazione Brisbane, siamo passati, come suggerito dalla guida per le GlassHouse Mountains. Siamo passati per questi paesini carinissimi tra le colline, che mi hanno ricordato la mia cara e vecchia Italia…tanto vecchia quanto storica!

  • Brisbane
    Ed ecco Brisbane, la città principale del Queensland

E poi finalmetne…sul fare della sera, siamo arrivati alla nostra ultima meta, di una vacanza per me memorabile.

Brisbane è una città del Queensland molto carina e anche a misura d’uomo…ovviamente c’è sempre il sole e fa un caldo assurdo! Il nostro viaggio cadeva appena prima delle vacanze di natale e ricordo che mi faceva venire un po’ d’ansia il vedere Babbo Natale vestito con 40 gradi fuori:)

Cosa vedere a Brisbane? Ancora una volta, in città  a Brisbane non c’è molto da vedere…ma direi che merita uno sguardo lo zoo e un giro generale alla città. Allo zoo siamo entrati nel recinto dei canguri che si mettevano in posa per fare le foto con noi!!! E poi…ho fatto una foto con un Koala abbracciato a me: sono stopposi, non sono morbidi come credevo :)

Nota speciale va anche al ‘giardino’ del parcheggio centrale della città di Brisbane, dove ho visto una quantità d animali esotici che non credevo potessero coesistere con la civiltà :

Abbiamo soggiornato a

L’indomani mattina ci siamo svegliati presto per dirigerci all’aeroporto di Gold Coast per tornare a casa e già che c’eravamo abbiamo fatto una tappa veloce nella città.
Gold Coast è quello che da noi verrebbe definito ‘un paradiso per turisti’, pieno di pub e parchi divertimento.

Gold Coast non presenta nulla di bello e anche la spiaggia è super sfruttata, con una serie di grattacieli che la costeggiano. In più in acqua possono esserci molte meduse e bisogna fare davvero attenzione ;(

E dopo una sosta sulla spiaggia…siamo andati a riprendere il nostro aereo! :(

Uluru

Outback: Alice Springs, Uluru, Las Olgas

Abbiamo preso la Tiger Airways (ottima per i voli low cost interni al continente) e credo in meno di un paio d’ore di viaggio siamo arrivati all’aeroporto di Alice Springs.

Siamo partiti da Melbourne, con destinazione Alice Springs, che c’erano 40 gradi e temevamo moltissimo il caldo che avremmo potuto patire nel deserto…invece, incredibile ma vero, per quanto caldo, si stava meglio che in città!

Eravamo un bel gruppo: io, G, sua mamma e sua sorella, E una mia amica che era venuta a trovarmi, I, una mia vicina di casa incontrata casualmente per Melbourne.

Abbiamo soggiornato per una notte al Alice’s Secret Travellers Inn.

Ma parliamo un po’ di cosa vedere ad Alice Springs: la città in origine era nata come stazione del telegrafo. Alice Springs è sicuramente isolata perché si trova a 1 200 chilometri dall’oceano più vicino e a 1 500 dalle principali città, quindi  molto vicina al centro geografico australiano.

  • Alice Springs

Qui la comunità aborigena è molto forte e il nome originario è Mparntwe.
Il nome attuale deriva dalla moglie, Alice, di Charles Todd, sopraintendente della linea telegrafica che governò la città.
Una delle cose che mi ha colpito di più è stata la scritta ‘Proud of being Australian, Proud to be Aboriginal’.

Oltre ad aver fatto un giro per Alice Springs abbiamo noleggiato la macchina e siamo andati a fare un’escursione lungo le MCDonnel Ranges.
La tradizione aborigena vuole che 3 enormi bruchi, esseri malefici che popolavano la terra, abbiano lasciato degli enormi solchi ‘Gap’ in tre punti diversi delle McDonnel Ranges (Emily Gap-Jessie Gap-Simpson Gap) per poi incontrarsi nel più importante di questi 3, ‘Emily Gap’ per battersi contro l’eroe aborigeno che poi li ha sconfitti.

I gap mi sono piaciuti molto! L’unica nota negativa erano le mosche che ti assalivano: una situazione del genere mi è ricapitata solo in Islanda…anche se con un  clima nettamente diverso!

Alice Springs, come la maggior parte delle città Australiane, non offre molto da vedere…abbiamo mangiato, dormito e siamo ripartiti!

Dopo la mezza giornata ad Alice Springs ci siamo mossi al mattino e di buona lena verso il parco nazionale Kata Tjuta che comprende Uluru e Las Olgas. Per poi visitare il parco nazionale Watarrka con il suo Kings Canyon.

  • Las Olgas

I due parchi distano circa 6 ore da Alice Springs per un totale di circa 500 km…lo so, in Australia le distanze non sono esattamente come le intendiamo noi!

Uluru si trova al centro di un parco nazionale, il Watarrka National Park, e per dormire a poco prezzo ci sono due possibilità: tenda o stanza (che però ha un prezzo relativamente più alto).
Abbiamo soggiornato al Kings Canyon Resort

La prima sera abbiamo mangiato li, c’è una specie di pub/ristorante (uno dei pochissimi posti nell’arco di km) e l’indomani ci siamo alzati super presto per andare a vedere il Kings Canyon e poi nel pomeriggio, al tramonto, Uluru.

Il Kings Canyon merita davvero una visita, nonostante il caldo e la fatica della camminata.

Nel pomeriggio ci siamo diretti ad Uluru.
Uluru è il nome aborigeno originale del luogo: si pensa derivi da una parola che in Arrernte significa “strano”.
Uluru (chiamato in inglese Ayers Rock) è il più imponente massiccio roccioso dell’ outback australiano. Circondato dalla superficie completamente piana del bush, Uluru è visibile da decine di chilometri di distanza ed è celebre per la sua intensa colorazione rossa, che muta in maniera spettacolare (dall’ocra, all’oro, al bronzo, al viola) in funzione dell’ora del giorno e della stagione; caratteristiche che ne fanno una delle icone dell’Australia.

Secondo il mito, Tatji, la Lucertola Rossa, che abitava nelle pianure, giunse a Uluru. Lanciò il suo kali (boomerang), che si piantò nella roccia. Tatji scavò la terra alla ricerca del suo kali, lasciando numerosi buchi rotondi sulla superficie della roccia. Questa parte della storia è volta a spiegare alcuni insoliti fenomeni di corrosione sulla superficie di Uluru. Non essendo riuscito a trovare il suo kali, Tatji morì in una caverna; i grossi macigni che vi si trovano oggi sono i resti del suo corpo.

Abbiamo visto Uluru al tramonto…e devo dire che è stato uno spettacolo bellissimo: in mezzo al deserto, con le nostre macchine ci siamo seduti sul tettuccio e abbiamo goduto in silenzio dello spettacolo.

L’indomani mattina ci siamo svegliati iper presto per vedere l’alba a Las Olgas o Kata Tjuṯa (‘Molte teste), nome che le deriva dalla leggenda per cui in quel luogo ci sono state molte decapitazioni. Non so perché, ma è stato il posto più bello che ho visto in questo viaggio: abbiamo visto Las Olgas (in onore di una principessa) da lontano e poi ci siamo addentrati nel parco nazionale fra le gole create fra le ‘tante teste’, per una passeggiata di circa 3 ore, che è stata davvero bellissima e consiglio caldamente!

Sydney

Sydney

Sydney, come a Melbourne, non ci sono molte attrazioni ‘storiche’ da vedere, ma ci sono un sacco di zone che offrono scorci meravigliosi!

Come prima cosa ci siamo diretti nel posto in cui chiunque arrivando a Sydney va: al Darling Harbour con la sua Opera House, tanto famosa in tutto il mondo.

La storia della costruzione dell’opera House è molto travagliata: il disegno originale è di un architetto danese che dopo aver vinto con il proprio progetto, il bando indetto dal governo del New South Wales, fu costretto per questioni politiche a dare le dimissioni e non poté occuparsi della conclusione dei lavori.
L’ opera House si trova anche a nord del meraviglioso giardino Botanico Reale, da cui si raggiungono l’Art Gallery of NSW e i musei e siti storici posti lungo Macquarie Street, e vicina al Circolar Quay punto d’incrocio di tutti i mezzi pubblici di Sydney.
Una sosta girando per Sydney merita farla al più antico negozio o meglio centro commerciale Queen Victoria.

Un altro quartiere molto carino in cui passeggiare è quello chiamato The Rock, antica prigione di Sydney che oggi si presenta con vicoli stretti, antichi magazzini, case a schiera con scale in ferro, oltre un susseguirsi di locali notturni, ristoranti di pesce, negozi di souvenir, oltre ai caratteristici mercati del week-end.e Da questo quartiere si ha una magnifica vista del fantastico Harbour Bridge, lungo il fiume Parramatta, un suggestivo ponte degli anni venti, che collega il centro con la parte settentrionale della città.

Mi è anche piaciuta molto la visita dei quartieri del centro, CBS, area nuova della città, regno di business e grattacieli, luogo ideale per lo shopping che ha un sapore tipicamente europeo. Qui è anche possibile salire sulla Torre di Sydney è uno degli edifici più alti della città e il secondo più alto in Australia, con i suoi 305 metri di ristoranti, uffici e negozi.

Cattedrale di Saint Mary è stata costruita per la comunità cattolica di Sydney nel 1868 ed è di stile gotico del rinascimento evocando le grandi cattedrali medievali d’Europa. E’ situata ad Hyde Park, il parco più grande della città, molto centrale e luogo di riunione degli abitanti di Sydney nei giorni festivi o nei fine settimana, molto piacevole per passeggiare o fare sport e con una natura molto varia.

Un’ altra zona imperdibile da visitare a Sydney è quella della spiaggia Bondi Beach, e quella di Manly.

  • Bondi Beach
    Benvenuti a Bondi Beach

Bondi Beach è una parola aborigena che indica l’acqua che si frange sulle rocce. La spiaggia è facilmente raggiungibile dal centro di Sydney, con cui è collegata anche dal trasporto pubblico. E’ una spiaggia di sabbia fine delimitata ai lati da due scogliere ed è ogni anno meta di appassionati del surf.
Nei mesi estivi, similmente a quanto avviene su altre spiagge della zone, viene inoltre posta una rete anti-squalo lungo la parte meridionale. Dalla spiaggia si avvistano occasionalmente pinne di delfini e balene, nonché pinguini.

Allora…devo dire una cosa che farà rivoltare i più, lo so. Però a me non ha detto nulla Bondi Beach. Non la trovo sinceramente una spiaggia ‘degna’ della fama che porta…credo che alla fine sia resa nota più che altro dal fatto che è la spiaggia di Sydney e che ha delle ottime onde per surfare.

Un’escursione che mi ha davvero entusiasmata è stata quella nella zona di Mainly, posto di  cui mi sono innamorata. Ci siamo arrivati prendendo un traghetto dal porto, il Manly Wharf, e abbiamo poi fatto un giretto per questo quartiere costiero pieno di negozietti e boutique sulla via principale.

  • Manly

Abbiamo visto la spiaggia e le incantevoli colline che la circondano, attraversando anche un pezzettino del Sydney Harbour National Park: ho visto delle case con piscine che finivano nel mare…come nei film!

Se vi stavate chiedendo come visitare le Blue Mountains, qui troverete tanti consigli utili!
Per andare da Sydney alle Blue Mountains abbiamo preso un autobus fino alla stazione da cui partono i treni per questa meta turistica.

  • Blue Mountains
    Katoomba è il principale centro delle Blue Mountains

Da li abbiamo preso un altro pulmino che ci ha portato in giro per le varie tappe che si possono visitare intorno alle Blue Mountains partendo dalla città di Katoomba.

Le Blue Mountains sono state dichiarate patrimonio dell’umanità, per le foreste di Eucalipto, ed è una regione di paesaggi scenografici, gole boscose e foreste incontaminate a circa 120 km a ovest di Sydney.

Visitare le Blue Mountains vuol dire passeggiare attraverso un una serie di stupendi punti panoramici:

-Wentworth Falls
-grotte di Jenolan Caves
-passeggiare nel bush da Kanangra a Katoomba
-Three Sisters

Le Tre Sorelle, visibili dal punto panoramico di Echo Point a Katoomba, sono lo spettacolo migliore da ammirare alle Blue Mountains: sono tre spettacolari vette di roccia alte rispettivamente 906, 918 e 922 metri sul livello del mare.
Secondo la leggenda aborigena che le ha rese famose, tre sorelle della tribù di Katoomba si erano innamorate di tre ragazzi della tribù rivale e il padre, per salvare decise di trasformarle in roccia per poi ritrasformarle una volta finiti gli scontri, ma morì prima di compiere il suo intento.

L’escursione in giornata, da Sydney si impiega circa 2 ore per arrivare a Katoomba, merita lo sforzo :)